domenica 19 febbraio 2012

Vittorio Catani - Il quinto Principio







Le ho provate tutte.

Ho cercato in ogni modo di farmi piacere questo romanzo. Alla fine, proprio superato pagina 400, avvicinandomi alla conclusione, avevo visto finalmente una luce, una speranza... ma mi stavo sbagliando e proprio leggendo le ultime pagine posso dire, con un pizzico di liberazione, che questo Il quinto principio, per me, è uno dei più noiosi libri che io abbia mai incontrato.

La trama è semplice. In pratica è impalpabile. Per 500 e passa pagine Vittorio Catani ci porta a conoscere il globo terracqueo del 2043, usando il punto di vista di numerosi protagonisti, molto ben caratterizzati, ma spesso privi di un mordente, di un motivo che faccia esclamare al lettore "finalmente lo ritrovo, chissà cosa gli accadrà". La sensazione è di essere davanti a dei bei manichini, perfettamente vestiti, ma completamente immobili.

Ovviamente la trama esiste, ma è così minimale rispetto al blocco descrittivo che si poteva anche ridurre il libro oltre la metà. E purtroppo la stessa trama porta con sé delle criticità innegabili.

Prima cosa l'abuso del racconto erotico che dà l'impressione che l'autore non sappia tratteggiare altro rapporto tra i suoi personaggi se non quello sessuale. La cosa non può nemmeno essere scusata come caratteristica di una società perversa/decaduta/mercificatrice... l'esagerazione crea noia, anche con i migliori intenti narrativi. C'è poco da fare.

Seconda cosa l'abuso dei fenomeni "anormali" (li chiamo così per comodità) a risolvere i nodi difficili della trama: guardie che dimenticano le celle aperte, giurie che rilasciano imputati sulla parola, cataclismi che liberano dalle sbarre i protagonisti, persone scaraventate da navicelle e poi recuperate miracolosamente, uomini che camminano indenni tra animali che si sbranano...

Terza cosa, l'impressione che questo romanzo sia più lo sfogo sociopolitico dell'autore che un racconto dove s'intravedono qua e là frecciatine su questo o quell'argomento importante (che poi è il gusto del buon romanzare, il vedo e non vedo, il richiamo occulto, quello da leggere due o tre volte per afferrarlo).

Va bene la tutela della privacy, la mercificazione, la corruzione, l'abbandono delle città d'arte, l'inquinamento del Polo Nord, la massoneria, le gated communities, il terzo mondo, il lavoro sfruttato, l'imperialismo, la guerra, il petrolio, la pubblicità occulta, le multinazionali, l'informazione pilotata....... ma mancava solo che in 500 pagine ci si infilasse anche la crisi libica e il fallimento de Il Festival di Sanremo che si faceva tombola.

So che queste critiche attireranno su di me gli strali degli amanti di fantascienza al quale Vittorio Catani rimane come uno dei più ispirati scrittori della nostra penisola (con questo romanzo l'autore salentino ha vinto il Premio Italia), ma Il quinto principio per me rimane solo una grossa noia formato 500 pagine.

Assolutamente sconsigliato.



Ringrazio Iguana Jo del blog iguanajo.blogspot.com per essermi stato d'ispirazione per questo commento. La sua recensione mi ha fatto sentire meno cretino e soprattutto meno solo. Grazie :)




venerdì 10 febbraio 2012

The Banditi - Achtung!






Tornate a casa, siete soli, niente partner, niente famiglia. Vi lavate con calma e con ancora più flemma pensate a cosa mangiare. All'improvviso la vera illuminazione: la luce del frigo vi rammenta di quella promessa che vi eravate fatti, cioè di fare un bel mischione stragustoso dei vostri cibi preferiti, in ordine sparso, per il gusto del vostro troppo bacchettone palato, una vera carneficina...

Ecco, a quel piacere perverso è paragonabile questo Achtung! degli italianissimi The Banditi (già Jacinto Canek), una band che nel silenzio dei grandi canali distributivi e dei grandi palchi è stata scoperta (nemo profeta in patria, sic!) nientepopò di meno che dal bassista degli statunitensi Faith No More che li ha voluti con sé in tour, lanciandoli sul mercato internazionale.

Questo è culo coglionazzo (.cit)... assolutamente no cari miei. Questi The Banditi sanno ciò che fanno, sono ciò che suonano e dietro un approccio ecclettico mescolano con sapienza un numero devastante di generi musicali, creando quell'effetto di polpettone gustoso che tanto pubblicizzavo all'inizio e che tanto solleticherà i vostri sensi di colpa quando salirete sulla bilancia!

C'è un po' di punk, ma anche un po' di reggae, il metal si unisce con il pop e il rock psichedelico si mescola in bocca con acquolinose sonorità folk che poi vanno a rimescolarsi con il rap e ancora con le note di una fisarmonica gitana. Un caleidoscopio di tinte musicali irrefrenabili, con il dono unico, incredibile, di non spiazzare mai l'ascoltatore.

Dal cilindro di questo disco spuntano dei gioielli di genialità meticcia come La maison de l'amour, Bello ricco e famoso, La me fameja (in puro veneto!!!) e la anthemica Globalover splendidamente tamarrizzata dal trasteverino Piotta (un vero re mida della smargiassata in stile vecchia scuola).

Insomma, questi The Banditi sono lo specchio di un Paese reale che ribolle sotto la solita superficie di monotonia quotidiana e che al tempo stesso fugge a sua volta dalla trappola di quel pensiero radical chic che tanto vorrebbe rivoluzionare vita e sapere.

Questa band scalcia, incasina, fracassa e se ne frega dell'uno e dell'altro (finto) contendente, avanzando con un motto solo: Festa gresa festa a oltransa!

Una boccata di freschezza.
Dio benedica il polpettone!

ASCOLTA QUA L'ALBUM GRATUITAMENTE



sabato 24 dicembre 2011

Buon Santo Natale!





Natale si chiama così perché, per convenzione, è il giorno in cui Gesù è nato.

Questo lo sanno anche i muri, però mi piacerebbe quest'anno farvi degli auguri speciali in concomitanza con questo evento...

Gesù non era povero... suo padre era quello che oggi si chiamerebbe “libero professionista/artigiano”... è nato in una grotta non perché Giuseppe non avesse soldi per pagare una stanza di locanda... ma perché nemmeno i soldi, alle volte, riescono a far capire che una donna incinta dovrebbe ricevere la pietà del prossimo, nonostante quello che ancora, nei giorni nostri, chiameremmo “tutto esaurito”.

Ecco, mi piacerebbe che quest'anno nelle meritate vacanze di Natale tutti noi pensassimo non soltanto ai poveri “in generale”, ma anche a chi “in generale” ci dimentichiamo quotidianamente di soccorrere/ascoltare/includere, presi dalle nostre regole (scelte o imposte) e le nostre rigidità (scelte o ereditate)... ricco o indigente che sia, abile o disabile, uomo o donna, amici politici o avversari, vecchio o giovane.

Il Natale è storia di come nemmeno i soldi possono comprare la misericordia umana.

Che la Misericordia possa allora abitare il nostro cuore in questo Santo Natale.

Il regalo più necessario.
Crisi o meno.

Dio vi benedica tutti.

Francesco

Enzo Bianchi - Le vie della felicità





Un ricordo pesante un po' per tutti: il catechismo.

La noia prendeva il sopravvento e l'unica cosa che interessava era quello di fare cagnara in compagnia dei propri coetanei. Questo, più o meno, è l'immagine mentale che accompagna noi tutti al ricordo di quell'iter chiamato “iniziazione cristiana”.

Così anche questo Le vie della felicità di Enzo Bianchi mi ha un po' spaventato all'inizio. Pensavo d'essere al cospetto di un testo, se non banalmente catechistico, di granitica esegesi, indigestibile per uno che come me riesce a leggere solo nel caotico tragitto tra lavoro/casa e viceversa.

In più, per un passato da ribelle, confesso che è rimasta in me una parte d'insofferenza alla lezioncina di stampo vetero-catechistico.

In effetti, rispetto al lodato Ogni cosa alla sua stagione, questo libro è molto più incentrato sulla meditazione delle Scritture dando quasi subito il retrogusto di un discorso compiuto a lume di candela, mentre fuori piove, nel silenzio della propria anima, più che nel caotico turbinio della vita quotidiana.

Al centro dell'opera parte del rivoluzionario Discorso della montagna di Gesù, per l'esattezza quella porzione dedicata alle Beatitudini, lette, rilette e affrontate dal punto di vista di due evangelisti, Luca e Matteo.

Due testi solo all'apparenza uguali, che si discostano sensibilmente prendendo il colore e il sapore proprio della vita e della missione differente che i due discepoli andranno a svolgere in seno alle prime comunità cristiane (senza dimenticare che Matteo era al 100% ebreo, mentre Luca aveva alle spalle un background culturale meno granitico).

E qui mi ricredo per la prima volta: le Beatitudini e l'esegesi che Enzo Bianchi ne fa non possono prescindere da un'esperienza viva, appassionata e spesso sofferta della vita in mezzo alle altre persone. Punto a favore per spingere un po' più in là lo “spauracchio catechistico” di cui sopra. Ottimo.

E' un libro questo Le vie della felicità, se vogliamo, anche politico. O meglio, sono le stesse Beatitudini che non lasciano all'uomo altra possibilità di una scelta radicale, senza se e senza ma: la giustizia sociale, la povertà, la pace, inquietano i nostri sogni borghesi, ed è questa la loro prima benedizione.

Oltretutto, acuto il discorso di Bianchi riguardo la ricchezza e il denaro:

La chiesa ha spesso cercato di avere molte ricchezze, di possedere molto a fin di bene: questo però non solo è insufficiente ma è una grave contraddizione verso la povertà secondo il Vangelo. Basti ricordare in proposito l'inquietante parola rivolta da Satana a Gesù durante le tentazioni nel deserto […]. Chi dunque accumula ricchezze, anche a fin di bene, è un amministratore del demonio, lo sappia o meno.

E illuminante (almeno per la mia vistosa ignoranza) la parte dedicata ai puri di cuore, dove coraggiosamente si denuncia un'incomprensione sistematica del concetto di purezza, ossessivamente legato dalla Chiesa all'unica sfera sessuale (tanto da modificare l'ancestrale “Non commettere adulterio” con un fobico “Non commettere atti impuri”).

Ma capiamoci, questo testo rimane un libro di pura esegesi, meno commovente e “quotidiano” di Ogni cosa alla sua stagione, anche se forse il bello è proprio la sfida che ci chiama ad operare: riuscire a porre le Beatitudini nelle nostre giornate, nel nostro impegno quotidiano, nelle nostre fatiche, nell'attesa tra un treno della metropolitana e l'altro.

Confesso la mia fatica... capire come, secondo la promessa di Gesù, queste già oggi possono essere ricchezza per i sofferenti di ogni razza, luogo, lingua, religione, credo o filosofia. Una cosa che ancora adesso mi lascia grandi dubbi e mi scandalizza.

Ma è proprio questo il bello.
Accettare (e seguire) ciò che sembra scandaloso.
Tra le rivoluzioni, l'unica che per me vale la pena combattere.

sabato 26 novembre 2011

E fu Facebook





Alla fine ho ceduto.
Anche Iononsoleggere è su faccialibro.

Leggere attentamente il foglietto illustrativo però: le pagine del blog avranno sempre la precedenza, punto primo, ben accetti tutti voi come amici senza dover per forza estendere l'affetto ad improbabili quanto sconosciuti "amici di amici di amici di amici", punto secondo.

Il resto, spero, sarà divertimento.
Let's go social!

venerdì 18 novembre 2011

Un saluto da Firenze!





Sono qui per lavoro.
Proprio bella!
Un saluto veloce veloce.
Ovvia!

ps= la foto è stata scattata dal bravissimo Lorenzo e ritrae uno dei numerosi workshop legati al documentario organizzati durante IDS - Italian Doc Screenings 2011 (notare quanto sia suggestiva l'aula dell'Auditorium di Sant'Apollonia)