domenica 3 novembre 2013

Giovanni Pesce - Senza tregua_La guerra dei GAP





No, non mi sono dato all'attivismo politico, capiamoci.

Dopo Buio a mezzogiorno piazzo in playlist Senza tregua - La guerra dei GAP con la consapevolezza che ancora una volta sono al cospetto di un libro più grosso di me, che difficilmente si può "recensire", ma proviamoci comunque, che ne dite?

Allora, super mega premessa: da parte di madre sono discendente di ben due esponenti tra i fondatori dei GAP milanesi, tecnicamente coloro che diedero il LA all'insurrezione contro i nazifascisti dopo l'8 settembre.

Le tracce che ho dovuto ricostruire con difficoltà portano proprio al palazzo dove ora risiedo, un tempo sede della parte materna della mia famiglia, e anche sede milanese, dopo via Lulli, della formazione dei GAP, come si legge da questo testo storico:

'Ad occupazione avvenuta, non manca chi vuole ritirarsi in Svizzera, in attesa di tempi migliori; "ma per quanto concerne i comunisti", prima nell'abitazione dei coniugi Morini in via Lulli 30, poi in viale Monza 23 presso la famiglia Mazzola furono ideati ed organizzati i primi distaccamenti d'assalto Garibaldi e i Gruppi d'Azione Patriottica per continuare la lotta armata su territorio nazionale' (Francesco Scotti 1910-1973. Politica per amore).

Questo la prima ed unica testimonianza diretta di uno degli eroi della Resistenza che parla della mia famiglia, più precisamente del fratello di mio nonno, era suo l'appartamento citato. La seconda testimonianza la trovo proprio in questo Senza tregua - La guerra dei GAP dove, a pagina 163, si legge nelle note:

'La prima brigata GAP comandata da Rubini, commissario Bardini, capo di Stato Maggiore  Roda; ne facevano parte Di Lella, Oreste Ghirotti, Arturo Capettini [...] Licinio Piccardi [continua]'

Licinio Picardi, quindi con una "c" contrariamente da quanto scritto in molti registri e in questo libro, era invece il cugino di mia nonna, purtroppo scoperto grazie alla soffiata, pare, di un portinaio e deportato insieme al giovane fratello Eliseo a Mauthausen (Ebensee).

Tornò solo lui, dopo aver visto il suo fratellino morire, morì di lì a poco per le violenze subite (mia nonna, mi ricordo, raccontava come assomigliasse più ad una scimmia che ad un uomo al suo ritorno dalla prigionia per come era stato torturato sia fisicamente che psicologicamente).

Insomma, scusatemi per questa ampia digressione, ma era per farvi capire che in questo Senza tregua - La guerra dei GAP ci sono fino al collo, da una parte orgoglioso delle mie radici, dall'altra, come vi racconterò, alquanto scosso per quella marea di verità che da queste pagine si riversa sul lettore che, solo se falsamente cinico, può non sentirsi schiacciato da un racconto così intenso, vivido, a tratti brutale.

Cosa erano i GAP - Gruppi di Azione Patriottica?

I GAP erano piccole cellule di partigiani urbani, massimo 4 persone, che avevano compiti di sabotaggio e di azioni armate, tra cui l'eliminazione dei nazifascisti in ambito cittadino, soprattutto delatori, o noti torturatori. Giovanni Pesce, autore di questo libro, fu uno degli esponenti di spicco di questa organizzazione clandestina, loro coordinatore prima a Torino, poi a Milano, poi in Valle Olona. Nome in codice, Visone (il nome più ricercato dai torturatori nazifascisti in quegli interminabili anni).

Non siamo al cinema, qui un uomo ammazzato è un uomo ammazzato. Giovanni Pesce impressiona per lucidità narrativa ma anche per senso di umanità rispetto ad una missione, quella del Gappista, di anientamento fisico a sangue freddo: si cammina con le mani in tasca, spesso da soli, si individua (dopo giorni di appostamenti) il gerarca, l'aguzzino, l'obiettivo sensibile al semaforo, lo si avvicina e gli si fa saltare le cervella, ci si dilegua.

In questa battaglia di nervi che investiva il Gappista nulla viene risparmiato al lettore, la paura, il dolore, addirittura un filo di senso di colpa per un'azione che era da fare, ma che non poteva nascondere nemmeno il prezzo pagato implicito, quello di essere disumani tanto quanto lo era il nemico per far sì che esso smettesse di esserlo.

Per questo alla fine di questo  Senza tregua - La guerra dei GAP il lettore avrà addosso un mix di sensazioni, tutte contrarie. Un set di sentimenti che spaziano dall'orgoglio alla nausea, dall'esaltazione alla compassione.

Sì, avete capito bene, compassione.

Giovanni Pesce era un Gappista, ma lo era per necessità, non per diletto. Odiava fare quello che faceva, ma per noi tutti ha fatto quello che doveva fare. Per questo bisogna essergli grato, e a lui come tutti quelli che dopo l'8 settembre resistettero all'occupazione nazifascista, di certo non semplici esaltati...

Niente di umano è racchiuso in questo libro.
Ma tanto di umano è nato dopo quello che questo libro racconta.

Per questo bisogna essere grati a Visone.
Per questo ringrazio i miei parenti che tanto hanno patito per seguirlo.
Per questo Senza tregua - La guerra dei GAP è un libro da leggere.

Contro ogni fantasia.
Contro ogni esaltazione.
Contro ogni revisione.

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