venerdì 24 maggio 2013

Jacques Attali - Gandhi Il Risveglio degli Umiliati





Volevo partire con il botto, elencarvi tutti i difetti dell'uomo dietro il mito, così avrei fatto colpo con il mio sapere acquisito dopo 400 pagine, così avrei impresso una nota polemica all'inizio della recensione, cosa che rende spesso un discorso tra tanti un discorso da ascoltare (per il gusto di controbattere).

Invece desisto e mi arrendo: Mohandas Karamchand Gandhi è stato un grande uomo e come tutti i grandi uomini un essere umano con mille anime al suo interno, non sempre luminose, ma che lui ha saputo combattere/favorire con i mezzi che aveva. Questa cosa sì, non le altre più note, lo rende un mito.

Ho sempre pensato che impegnarmi nella lettura di una biografia storica di 400 e passa pagine mi avrebbe annoiato a morte, invece, ancora una volta, ho incontrato sulla mia strada un buon cantastorie che è stato capace di trasformare un racconto rigoroso, quasi una cronaca quotidiana, in un romanzo di vita dove si ride, si sorride, si piange e si prova anche un po' di paura.

Si percorre ogni centimetro della strada fatta dal Mahatma, dalle origini come introverso e inetto avvocato che aveva paura di parlare in pubblico, a timido attivista in sudafrica (dove era stato spedito come avvocato delle cause perse) a più influente figura di riferimento nel contesto mondiale/asiatico dello scorso secolo.

La cosa più deliziosa di questa imponente opera a firma Jacques Attali (intellettuale, economista, filosofo, storico francese) è che, nel raccontare Gandhi, la narrazione dei meri fatti entra ed esce come il filo in una cruna per cucire insieme la vita di tutti gli altri grandi protagonisti della prima metà del '900. Seguendo la quotidianità del Mahatma quindi impareremo anche a conoscere, in quel dato momento, in quella precisa data, cosa altre icone della storia stavano compiendo, scoprendo che il piccoletto indiano ha incontrato/conosciuto, volontariamente o meno, consciamente o meno, tantissime personalità assolute della Storia.

E ovviamente ci sono, come vi anticipavo, tutti gli spigoli che non possono mancare nella personalità di un grande uomo: dalla corrispondenza ossequiosa con Hitler all'ospitata con il nostrano Benito, dal complicato rapporto con la moglie Kastürbā (e le donne in generale) alla paternità di un figlio, il maggiore, mai accettato, e che morì in solitudine, alcolizzato, in maniera veramente grottesca.

La cosa che rincuora però, scorrendo queste pagine, è vedere che Gandhi nella sua vita ha fallito solamente proprio nelle cose che ha progettato con tanta maniacale cura, portando invece al successo quelle che sembravano non dipendere (apparentemente) da lui. Questo ci mostra che spesso un Mito è tale nonostante le sue opere, dando semplicemente il suo "sì" alle necessità della Storia, nella risposta ad una chiamata che è valida proprio perchè scombina tutto, trasforma, distrugge per ricostruire. Il Mito appare alla fine di questa lettura come il "casinista incasinato che incasina ancora di più il casino" piuttosto che il rigoroso geometra della vita.

Questo Gandhi Il risveglio degli umiliati è inoltre un'impietosa fotografia sui torti di noi occidentali, colonizzatori senza scrupoli, primi e unici responsabili per aver dato spesso il via a lotte etniche e religiose con il solo scopo di sottomettere meglio le popolazioni di paesi lontani, lotte che ancora oggi (pensiamo a India e Pakistan) infiammano lo scacchiere internazionale.

Insomma, per concludere, consiglio questo libro veramente a tutti. Agli amanti del racconto storico e a chi la Storia proprio non la digerisce, ai fan del piccoletto indiano e agli scettici.

Sono molte pagine, lo so...
Ma sono belle tutte, dalla prima all'ultima.
Garantito.


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