giovedì 11 agosto 2011

Sabina Berman - La Donna che si immerse nel cuore del mondo





Alla fine li compreresti tutti.

Vagavo per la libreria dell'Università Cattolica di Milano, dove spesso bazzico in pausa pranzo, in cerca di un libro. Tra prezzi esorbitanti e best-seller formato mattone mi colpì una copertina nella quale era rappresentata una donna nuda fluttuante nell'acqua.

No, dai, non era solo per quello, ovviamente. La sfida prima di tutto. Questo La Donna che si immerse nel cuore del mondo della messicana Sabina Berman si presentava come un romanzo dal gusto femminile, uno di quelli strappa lacrime e condito di storie da “rosa”, lontano dai miei gusti in materia di letture.

Sapendo che questo discorso non stava in piedi feci battere lo scontrino e lo portai con me nel successivo mese di trasbordi tra metropolitane e tram. Una scelta che non rinnego, anche se questo libro di certo non mi ha segnato particolarmente.

Breve riassunto per capirci: la storia narra di una donna che eredita dalla sorella un tonnificio messicano, scoprendo che nel lascito c'era anche la vecchia casa di famiglia e una nipote autistica, rinchiusa in cantina dalla nascita, ridotta allo stato animale.

La zia, temeraria e cocciuta, riportò a galla quella nipote di nome Karen consegnandola a un mondo ricco di insidie ma anche di imprevedibili sorprese: dalle classi per minorati psichici all'università, dalla difficoltà di relazione fino a diventare la più grande (e stramba) magnate della pesca del tonno.

Insomma una storia di rivincita con tutti i crismi, che coinvolge, tocca, rapisce e per molti versi vuole far riflettere.

Sabina Berman però, secondo il mio modestissimo parere, cade spesso proprio su questo ultimo punto. Non tanto nel mettere in maniera sacrosanta l'accento sulla questione "società/diversamente abili" (anzi ce ne sarebbe voluto di più). No, piuttosto nel far “filosofeggiare” chi per tutto il libro non fa altro che appellarsi ai sensi e per questo esclusa dal rango (a sua detta) degli umano-standard e del cogito ergo sum.

Karen disquisisce di Cartesio, di Darwin e spesso anche di cultura animalista, cose belle che però sviano secondo me dal personaggio sul quale gira la storia, il malato di autismo, finendo per caratterizzarlo come un "umano-standard più che standard".

Traspare, ma magari è una sensazione, la volontà di far parlare Karen secondo il pensiero dell'autore, piuttosto che, nei limiti del possibile, lasciare che il personaggio cammini di per sé, con connotati unici, lontani, incomprensibili.

Diciamo che l'idea di base di questo La Donna che si immerse nel cuore del mondo è ottima e senza dubbio per molti passaggi il tutto regge alla perfezione, facendo il suo dovere. Non tutto però torna nel computo finale, anche se nel complesso stiamo parlando di piccolissimi nei qua e là.

Forse mi aspettavo di più.
O forse semplicemente sono io ad esagerare.
Comunque un libro da leggere.

La cosa più importante.

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