martedì 20 luglio 2010

Timothy Zahn: Terminator Salvation - Dalle ceneri






La cosa più divertente è la faccia di chi ti accoglie in quelle vecchie librerie che ancora lottano per sopravvivere contro la grande distribuzione: fosse passato di lì un ippopotamo verde vestito da ammiraglio della marina avrebbe creato meno scompiglio rispetto al chiedere la disponibilità di questo libro.

Così inizia il mio viaggio per accaparrarmi una copia di quello che dovrebbe essere il prequel letterario all'ultima (costosissima) fatica cinematografica dedicata alla grandissima (per me) saga di Terminator.

Nonostante gli occhi sbarrati dei commessi non lo posso negare: amo questo ciclo cinematografico erroneamente spesso considerato come il solito prodotto hollywoodiano dove ci sono tante pistole, tanti morti e una spruzzata di fantascienza a casaccio.

No, per me, Terminator (in ogni sua salsa, dal cinema, alla serie televisiva, al libro che sto per recensire) è prima di tutto un brivido filosofico e morale: la caduta dell'essere umano attraverso le sue scelte di onnipotenza e la lenta battaglia, in mezzo all'incredulità diffusa, per rialzarsi e rimettersi sulla giusta carreggiata.

E allora anche questo Terminator Salvation - Dalle ceneri, buon prodotto dell'ottima penna di Timothy Zahn (premio Hugo e padre di diversi testi legati alla Saga di Guerre Stellari), si innesta anch'esso in questa architettura complessiva.

Lasciando stare la storia narrata, che si posiziona qualche mese prima del quarto capitolo cinematografico, vanno sottolineati almeno due punti a suo favore che rendono l'impianto globale della narrazione solido, fresco ed interessante.

Prima di tutto la presenza di un "altro" che si contrappone nell'oramai decennale lotta tra Skynet e l'umanità: una fetta di popolazione, tra le quali spiccano un numero altissimo di gang, che crede fermamente che sia la Resistenza ad attrarre la furia delle Macchine e che invece un comportamento schivo e silenzioso basterebbe per sopravvivere in quel mondo apocalittico.

Secondariamente l'incarnazione di questo modo di vedere (tipico della popolazione civile) in Orozco, ex marine disilluso che non crede più nelle divise che pochi anni prima hanno contribuito a far piovere sulla faccia della terra decine di ordigni nucleari.

Allora ecco che tra la sopravvivenza spiccia, la vita di tutti i giorni in un mondo allo sbando e il grande dubbio se fidarsi o meno delle promesse di John Connor si va a creare la storia raccontata in questo libro.

Di certo non un capolavoro della letteratura contemporanea, ma un testo che fa il suo dovere, oltretutto senza la pretesa di piegarsi troppo nel dover aprire la strada al film che di lì a poco sarebbe uscito nelle sale cinematografiche.

Una benedizione finale per chi non conosce bene la storia di Terminator e vuole leggere questo libro: il sentirsi in dovere di (ri)guardare i film, con un nuovo spirito, senza pregiudizi, per poi gustare di più questa opera cartacea.

Provatelo.
Dalla pellicola alla carta, andata e ritorno.
Non ne rimarrete delusi.

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