lunedì 15 marzo 2010

Gregory David Roberts: Shantaram





Il silenzio, alle volte, può significare altro: pensavate che mi fossi rotto le scatole di leggere libri, pensavate avessi abbandonato quest'attività che tanto mi è innaturale, pensavate d'esservi liberato delle mie grinzose e brevi recensioni.

E invece no.

Il silenzio di questi tre mesi è dovuto alla lettura assidua di un tomo che mio fratello mi ha regalato a natale. Sto parlando del pluriosannato Shantaram, scritto dall'australiano Gregory David Roberts.

Più di millecento pagine che mi avevano da subito fatto pensare ad uno scherzo del destino. Pensai tra me e me "ma guarda un po', ora che avevo scoperto, lentamente, la lettura, ecco che un'opera pesante sia metaforicamente che fisicamente uccide la mia fievole nuova passione".

Ma come in quasi tutte le sfide la vittoria sta nel gettarsi anima e corpo, senza avere troppa paura. Ed ecco che dopo tre mesi sono qui a recensire questo mattone che potrebbe servirvi, all'occorrenza, anche come arma di difesa personale.

A parte gli scherzi è una lettura assolutamente consigliata, se non altro per il mescolarsi, in maniera quasi sempre armonica, degli elementi necessari a costruire, secondo me, un grande romanzo: storia avvincente, grandi personaggi, amore profondo e sentimenti vari sapientemente sparsi con una spruzzata continua e realistica di bruta e reale violenza tipica del mondo che ruota intorno il nostro opulento benessere occidentale.

Siamo infatti in India e la biografia di fondo è quella (romanzata) dello stesso Roberts: scappato di prigione in Australia, rifugiato a Bombay, entrato nella mafia locale, trafficante di passaporti, combattente in Afghanistan contro le truppe sovietiche e abile combattente per la libertà.

Insomma una vita molto movimentata che viene tinteggiata da cenni della sua fantasia.
Poi, per i cuori dolci, c'è anche amore, amicizia vera e la ricerca spirituale che non può mancare in terra indiana.

Capiamoci, niente manfrine in stile new age: lo spirito si dipana tra le baracche degli slum, i pidocchi del carcere e un padre che manca sempre e che porterà il protagonista addirittura tra i mujaidin afghani.

Insomma, più che un libro una vita.
Sperando che non ci mettiate una vita voi a leggerlo.
Ovviamente.

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