martedì 5 gennaio 2010

Giorgio Scerbanenco: Milano calibro 9






Si cammina soli in un albergo dai corridoi onirici e dietro ogni porta di ogni stanza si fa la conoscenza di un'anima persa nella propria umanità tra sentimento, follia, rabbia, violenza, soldi, crimine.

Un lento e pesante procedere attraverso ventidue storie noir dal pieno gusto scerbanenchiano, un gusto che oramai ho imparato non solo ad assaporare, ma anche a digerire.

Sì, perchè proprio in questo libro sono le viscere che vengono chiamate in causa, come quel caffè ristretto, nerissimo, che quella volta (nonostante non impazziate per il caffè) avete trangugiato sentendo per le ore successive il vostro stomaco contorcersi.

Ventidue storie noir assolutamente non diluite. Ognuna di essa non occupa che poco più di una dozzina di pagine. Nessuna pausa per tirare il fiato, nessuna speranza di fermare per almeno un capitolo la dannazione che gli uomini e le donne di questo strano hotel portano in scena (una scena alle volte troppo simile alla realtà).

Ventidue volte vi verrà voglia di scappare da quei corridoi che solo nel titolo richiamano la tipica Milano scerbanenchiana, ma che invece ricoprono molti altri scorci della nostra penisola.

Un libro forse adatto solo ai palati già avvezzi alle opere del maestro del noir italiano. A chi quel dannato caffè ristretto, dopo numerosi mal di stomaco, ha imparato a sopportarlo decentemente.

Decentemente, ma ovviamente mai del tutto.
Ventidue volte noir.

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