lunedì 7 settembre 2009

Andrea De Carlo: MACNO







Forse è l'incubo di ogni artista, il tallone d'Achille d'ogni opera, la carta messa male di un castello pronto a cadere se solo uno starnutisce (e con la fobia dell'influenza si potrebbe anche finire al rogo come untori).

Comunque, tornando a noi, parliamo del secondo libro da me comperato e letto durante queste vacanze. Stiamo parlando di MACNO di Andrea De Carlo, scrittore (così mi dicono) discretamente noto.

Mi sono innamorato subito della copertina del libro (molto futurista e high-tech) e del riassunto che vi riporto:

Macno è un uomo carismatico e magnetico. Da solo ha percorso la strada insidiosa del potere assoluto. Si è servito della televisione come mezzo di persuasione, instaurando una morbida e insensibile dittatura. Il Paese dove tutto ciò avviene assomiglia in modo inquietante all’Italia contemporanea. Ma qualcosa nel suo potere si sta incrinando. Così quando Liza, una giornalista “insinuante e passiva, avida e narcisistica e superficiale” sbarca alla sua corte per intervistarlo, nel palazzo si respira un’aria da ultimi giorni del regime. Un sussulto di verità sta per scuotere Macno. Il dittatore potrebbe perdere ciò che ha raggiunto, ma anche intrecciare la sua vita a quella di Liza...

Dittatura, mezzi televisivi per la dittatura, pensai, odore di Orwell. Quindi nella mia testa non potei che dare fiducia a questo testo che mi riportava alla memoria le uniche letture felici dell'adolescenza (1984, il migliore dei miei libri).

Ma questo non è proprio il caso, ecco allora tornare quella carta che secondo me viene tolta dal mazzo sapientemente impignato a mo' di castello e che (almeno nel mio caso) ha fatto cadere tutto.

Domanda schietta: e se a me stesse sulle palle Macno? Se non fossi affascinato più di tanto da un (secondo me) viziato radical-chic? Se, secondo me, il dittatore è sempre in difetto? Se la protagonista (Liza) finisce per essere affettivamente dipendente da lui, non è che poi Liza apparirà ai miei occhi solo come una ragazza invaghita per un viziato radical-chic?

Ma c'è decisamente di più: pagine e pagine dedicate al sentimento negando (secondo me) spazio per elementi che sarebbero stati decisamente molto più interessanti ai miei occhi, come per esempio tutto ciò che succedeva fuori da quel claustrofobico palazzo (praticamente l'unico luogo del libro).

Io volevo sapere della dittatura, come si sviluppasse, come si reggesse, volevo avere riferimenti un po' avventurosi che non sono stati toccati per far posto (tranne per pochi momenti) a una protagonista che non fa altro che aspettare il suo dittatore giorno-notte-giorno.

Insomma, buona carne al fuoco ma una cottura, secondo me, sbagliata.

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