sabato 14 marzo 2015

Armando D'Amaro - Il testamento della signora Gaetani





Il momento in cui si chiude l'ultimo ombrellone, l'ultimo giro di chiave serra l'appartamento estivo che rimarrà silente e disabitato per tutto l'autunno e l'inverno, le mattine di sole spento con le barche tirate a secco e il lungo mare silente, quasi immobile, orfano di un senso che solo i milanesi trovano davanti a quello che per i liguri è invece semplicemente vita, quotidianità, mare.

Che dire di questo Il testamento della signora Gaetani di Armando D'Amaro se non quello che non traspare a prima vista dalle sue 155 veloci e leggere pagine? Va bene la storia (ne parleremo, buona). Va bene la penna (ne parleremo, ottima)... ma perché una persona dovrebbe, su di uno scaffale popolato da centinaia di input visivi formato libro, scegliere questo romanzo che sa un po' di noir e, di sfuggita, anche un po' di storico?

Perché come dicevo in apertura è una spremuta concentrata, acida, di quella che ti sale solo dopo che pensi di essere al sicuro con un bel digestivo, della sensazione di decadenza nobile che la bella Liguria porta con sé, unita a quella ruvida forza che sembra promettere schiaffi ad ogni tombino, ma poi è sempre una carezza, dolce come l'olio che rimane sui buchi della sua iconica focaccia.

Ed è triste, ma mai deprimente questo libro, rispetta l'occhio del lettore e bussando, senza urlare, entra nella cornea e colpisce, prima che il cervello, tutti gli altri luoghi sensibili: ad ogni pagina ti sembra di sentire nelle narici quell'odore di ferrovia, grasso di treno, salsedine di risacca (e piscio di scolo sui binari) che ti prende quando viaggi verso Genova e vedi le prime stazioni lato mare. Poi quando il maresciallo Corradi gira le sue scartoffie pensi a che suono hanno i suoi fogli attraverso la finestra spalancata e quanto rimbalzi sui caruggi stretti della città.

Per non citare il cadavere della povera sciura Gaetani che sembra incollarsi sulla retina, impolverato come un suppellettile di uno di quegli Hotel di (ex) lusso che abbondano, soprattutto in zona Sanremo, dove la ricchezza era ostentata e ora invece sono luoghi pieni di ombre morte, storie lasciate sospese, affari mai conclusi, ascensori fuori uso e imposte staccate, mezze chiuse come le palpebre della vittima.

Ma ci sono dei difetti in questo noir? Buona la domanda e vi ringrazio per avermela posta.

Allora, possiamo dire che D'amaro è un po' vittima della sua creatura: avete presente quando si fa l'amore e lo spirito, la fantasia, straripano soggiogando il fisico e obbligandolo ad una resistenza minima?

Dai, non fate i timidi, che avete capito perfettamente quello che sto dicendo.

Tornando al romanzo, in poche parole, sembra che l'autore abbia fretta di chiudere, come se avesse paura di osare troppo, della bellezza che ha generato, quando invece la trama poteva continuare non dico per il doppio delle pagine, ma comunque per qualche capitolo in più.

Non contando anche i molti (ben caratterizzati ed inseriti) personaggi che meriterebbero di sgomitare un po' di più ottenendo più spazio vitale (ad esempio l'agente dei servizi segreti). Insomma, tanta carne al fuoco e lo stomaco che si chiude per paura di non poterla mangiare tutta. Una donna bellissima, sensuale, il suo odore... e il fisico non regge al piacere.

Comunque sia, questo libro è una prova letteraria di tutto rispetto. Un valido e sorprendente compagno di viaggio, soprattutto per chi è abituato al noir milanese e non conosce il lato irrimediabilmente incrinato di altri orizzonti della penisola, Liguria compresa.

Un libro che, come detto, sa sintetizzare in 155 giri di pagina il potere decadente di una regione che, schiacciata tra mare e monti, sorride per il turista poco attento e piange per chi la sa ascoltare.

Il testamento della signora Gaetani e il pianto di una città in riva al mare.
Volete ascoltare?

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