martedì 9 dicembre 2014

WU MING - L'armata dei sonnambuli




"Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate 'Michele vieni di là con noi, dai' ed io 'andate, andate, vi raggiungo dopo'. Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo".

Questa immortale citazione dell'altrettanto immarciscibile Ecce bombo di Nanni Moretti riassume alla perfezione cosa alle volte mi appare il collettivo di scrittori WU MING, per chi non lo sa ventennale sodalizio di dotate penne bolognesi e autori di questo molto atteso romanzo-storico L'armata dei sonnambuli.

I nostri, infatti, come novelli indigeni, rifuggono dalle telecamere e dalle macchine fotografiche, celando la loro identità mediatica spesso dietro maschere perchè dicono "Una volta che lo scrittore diventa un volto separato e alienato (nel senso letterale), comincia una ridda cannibalica, quel volto appare ovunque, quasi sempre a sproposito. La foto testimonia la mia assenza, è un vessillo di distanza e solitudine. La foto mi blocca, congela la mia vita in un istante, nega il mio trasformarmi in qualcos'altro".

Ci sono (filosofi) o ci fanno (esperti di marketing)? Io sinceramente non l'ho capito, e forse anche poco mi importa, però so solo che questo L'armata dei sonnambuli è un'opera molto complessa, pesante per numero di pagine, ma scritta magistralmente con una perfetta calata nel periodo storico nel quale il tutto è ambientato, cioè il periodo del cosiddétto Regime del Terrore.

Ci si sente sozzi ad ogni giro di pagina, ad ogni capitolo sembra di sentire l'acqua latrinosa che cola per le strade vocianti di Parigi classe 1793 tra saltinbanchi, peripatetiche, zoppi, affamati e grandi cospirazioni politiche che di solito popolano alla grande periodi così instabili della storia umana. Ah, ogni personaggio è (più o meno) reale, cioè storicamente esistito anche se "liberamente trattato". Infatti, a fine romanzo, c'è un'esaustiva selva di note che ricostruiscono, o almeno cercano, la vera vita dei protagonisti, alle volte anche molto curiosa.

Molto ben azzeccato anche l'innesto di espressioni "volgari", nel senso della vulgata, imprecazione comprese, e il costante procedere proprio attraverso il sentimento popolare nel profondo delle incongruenze politiche quotidiane che costantemente vedono gli strati sociali più bassi come marionette di poteri più o meno occulti che, a necessità, giocano o la carta rivoluzionaria o quella reazionaria.

Vi chiederete perché un titolo così curioso allora. Ve lo si spiega facilmente baldanzosi lettori: nel romanzo grande spazio - se non addirittura il cuore del tutto - è occupato dal mesmerismo, da un dottore che pratica questa pseudo disciplina scientifica per guarire e di un misterioso antagonista (filo monarchico) che la pratica per semplice tornaconto personale e per cercare il proverbiale colpo di coda "reale" in un mondo dove l'aristocrazia sembrava decapitata letteralmente e definitivamente.

Lati negativi di questo buon romanzo?

Sì, in ordine, la prima parte, quella che porta al dispiegarsi degli eventi principali, è troppo lunga (va bene essere esaustivi, ma alle volte il troppo stroppia e si ha la sensazione di girare a vuoto) e un finale che penso avrebbe potuto essere più incisivo o almeno tanto quanto la sua costruzione (veramente ottima), se non altro nell'utilizzo dei sonnambuli che, seppur lasciando il segno nella fantasia del lettore, vengono accantonati troppo velocemente dopo una lunga caratterizzazione semidivinica.

Però come romanzo regge, è credibile e se il fatto che i suoi autori vadano in tv mascherati non vi crea turbamento ve lo consiglierei anche...

E come si ripete nel libro, con arguto gioco di parole, W LA TRANCE!

Nessun commento:

Posta un commento