giovedì 1 maggio 2014

Michael Connelly - La memoria del topo



Ci sono momenti in cui ti vergogni, indubbiamente.

Torni a casa, chiudi la porta dietro le spalle, mangi veloce, male, stacchi il telefono, spegni il cellulare e lontano, fuori dalle tue quattro mura, senti il tuo ruolo di uomo conosciuto come colto, letterato, amante del buon Cinema, dei prodotti televisivi impegnati e dei gran libri urlare la disperazione più nera.

Hai trovato in una bancarella il tipico romanzo poliziesco a stelle e strisce, tu amante dei classici italiani "alla Scerbanenco", tu che non puoi svenderti al best-seller, alla firma-star, al mercato... e invece paghi moneta sonante (ben 2 euro) e ti metti in tasca il tuo senso di colpa come solo in adolescenza con i giornaletti di donne nude capitava.

Però il danno è fatto e tra le mani, letto dalla prima all'ultima pagina, ho La memoria del topo di Michael Connelly, Edgar Allan Poe Awards classe 1993, mica pizza e fichi insomma.

Però l'orribile copertina cartonata con tanto di bomba a mano non se po proprio vedè....

Ma, come un tossico direbbe, a me serviva la roba, un libro, l'ho visto e l'ho preso... insomma, una storia di dipendenza che ci inserisce perfettamente in questo police procedural: in un tunnel di scolo di una Los Angeles anni '90 viene trovato un cadavere di un tossico, apparentemente morto di overdose.

Ad indagare Harry Bosch, detective della omicidi, molto conosciuto nell'ambiente perchè in passato una televisione chiese i diritti per metterlo su piccolo schermo per la riproposizione in fiction di una sua particolarmente riuscita indagine.

Sul braccio del morto il tatuaggio di un topo, identico al suo.

Questo vuole dire solo una cosa sotto il cielo cocente della California... entrambi erano stati in Vietnam, entrambi erano della divisione 'topi di galleria', cioè quei soldati che si calavano nel buio dei cunicoli per stanare Viet-Cong.

Entrambi avevano insomma visto la morte nel buio di quei labirinti, Billy Meadows l'aveva trovata però nella Città degli Angeli... e la droga, fin da subito, non convince Bosch portandolo a sospettare che ci sia di più, molto di più.

C'è una rapina, un bottino sparito, il giro di fondi neri che gli ex 'padroni' del Vietnam facevano entrare negli States... in pratica di motivazioni perchè Billy fosse stato messo a tacere che ne sarebbero, ancora prima della droga, anche perchè Billy non si bucava da anni e i segni sul braccio lo testimoniavano.

Bosch il caparbio, il solitario (ma raffinato) sbirro entra così nel suo passato, nei suoi incubi in quelle infinite gallerie, in quella guerra che voleva di certo dimenticare, riaprendo quel 'cassetto' che avrebbe voluto tenere chiuso, per sempre.

Un libro questo La memoria del topo molto scorrevole, sfumato nei toni come la nube di smog che avvolge Los Angeles a fine giornata, una storia che con una discreta trama sa tenere la bocca chiusa senza condizionare la mente del lettore verso finali troppo scontati.

Si ha l'impressione di essere dei sopravvisuti assieme a Bosch ad una vita 'morta' nei meandri della terra negra del Vietnam e con lui ci si trascina per le strade della Città degli Angeli per sopravvivere un altro giorno e dare giustizia ad un proprio fratello caduto nell'indifferenza di un canale di scolo metropolitano.

A parte la copertina imbarazzante, consigliato agli appassionati del genere, agli amanti dei polizieschi nordamericani e a chi vuole trovare tra le chiacchiere e il distintivo un accento velatamente noir.

Ci si sente sudati a leggere questo romanzo.
Chiusi sotto terra, anche all'aria aperta, come negli incubi di Bosch.

Quando finisce questo tunnel detective Bosch?
E quando il giorno in una notte infinita?

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