martedì 14 gennaio 2014

I sogni segreti di Walter Mitty


Una scena del film - clic per vedere il trailer


Che io non sia un cinefilo credo si sia capito dal numero delle recensioni widescreen che sono riuscito a partorire in questi anni. Che imbarazzo!

Comunque sia vorrei rendervi partecipi di una bella visione, di un film gustato con consorte la sera di capodanno 2013. Parlo di I sogni segreti di Walter Mitty diretto ed interpretato dal bravo Ben Stiller e secondo adattamento cinematografico del racconto del 1939 The Secret Life of Walter Mitty dello statunitense James Thurber.

Ma partiamo, senze spoilerare, dalla fine: la bellezza di questo film mi è arrivata palese all'uscita della Sala dove un gruppo di donne vestite strabene si stavano lamentando di quanto "poco Ben Stiller" fosse stata questa visione. Insomma, non avevano riso, non avevano visto gag "alla Ti presento i miei" e quindi il film non gli era proprio piaciuto.

Invece questo I sogni segreti di Walter Mitty ha la sua forza proprio nell'uscire dai tipici canoni della commedia hollywoodiana dove la frenesia della risata impera, spesso forzata.

Il ritmo invece qui è lento, il racconto sussurrato (se si escludono solo due passaggi nelle fantasie di Walter), i colori tenui ed emozionanti di un Nord (Groenlandia e Islanda) da far girare la testa. Insomma, il tutto sa di fiaba, di storia che fa bene al cuore.

Percorrendo lo stile di uno Yes Man un po' più intimistico, seguiamo allora le sventure lavorative/esistenziali di Walter, editor fotografico del magazine LIFE, irrimediabile sognatore a occhi aperti e, anche per questo, prossima possibile vittima di un taglio di personale operato da un odiosissimo specialista-manager, esperto in ridimensionamenti aziendali.

In più ci si mette anche la perdita di una preziosa diapositiva prescelta come copertina dell'ultimo numero cartaceo della famosissima rivista, realiazzata dal fotografo più imprendibile e talentuoso del mondo, oltretutto quasi suo unico vero estimatore sul posto di lavoro...

Soluzione? Gettarsi a capofitto alla ricerca di questo fotoreporter (interpretato da Sean Penn) in giro per il mondo e nello stesso tempo gettarsi a capofitto in quel marasma che si chiama "vita", il tutto ricostruendo la propria identità persa sotto gli immancabili dolori della vita, tra i quali la morte del padre in tenera età, il vero shock che, dopo una vivace adolescenza, lo catapultò nei "doveri di famiglia" rendendolo infelice e represso.

In tutto questo, però, la bellezza di questa narrazione è che nel suo incedere la volontà di rivincita è praticamente assente... Walter non risponde a quell'istinto che tanto ci è stato insegnato dalla cinematografia moderna a stelle e strisce, dove si reagisce per imporsi più che per trovare una nuova vita, per spaccare la faccia (al prossimo e al destino) più che per intraprendere un nuovo cammino...

Walter vuole cambiare e basta e lo spettatore vive con lui questo processo che è percepibile pure dallo svecchiamento del personaggio sul set, sempre meno gobbo, sempre meno canuto via via che i minuti di proiezione passano.

Ovviamente, capiamoci, non dico che sarà il vostro film della vita. Anche perchè non ho mai né visto il suo omonimo uscito negli anni '50, né letto il romanzo del '39, quindi non posso fare un paragone sensato... però diciamo così, l'ultimo giorno nell'anno, nel mentre tutti si apprestavano a far cagnara, essere seduto in una piccola sala con mia moglie al fianco e I sogni segreti di Walter Mitty davanti, mi ha riempito il cuore.

... che vi devo dire? Consigliato? Assolutamente sì...

Ovviamente intendevo avere una moglie, andare in piccole sale e guardare sogni segreti di Walter Mitty.

... che credavate!? :)

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