sabato 28 settembre 2013

Arthur Koestler - Buio a mezzogiorno






Logica vuole.

Certezza del nostro sentirci animali razionali. Di contro, essere illogici, andare in casa di cura, perdere il rispetto, perdere la posizione sociale, non aderire al sentiero tracciato, malato, deviato, fanatico, fuori da ogni... logica.

Buio a mezzogiorno, uno splendido romanzo che processa non soltanto le nefaste ideologie dello scorso secolo, non soltanto il totalitarismo (in questo caso comunista), non soltanto la violenza politica e sociale, ma piuttosto porta sul banco degli imputati... la logica.

Amici filosofi della scienza non temete, la "L" è volutamente minuscola. A giudizio quindi non la disciplina tanto amata da Aristotele, ma la sua perversa sorella, quella del "fine giustifica i mezzi", quella delle "cause di forza maggiore", quella della "ragion di Stato".

Ma partiamo, logicamente, dal principio.

Rubasciov è un eroe della rivoluzione russa, ha con il suo coraggio sfidato galere fasciste, pallottole naziste, guadagnandosi un posto sulla foto che campeggia su tutti i muri sovietici, un'istantanea che raccoglie in uno scatto lo Stato Maggiore Rivoluzionario con al centro il baffuto Stalin, in queste pagine chiamato "N1".

Rubasciov però dopo anni spesi al servizio del Partito, rischiando la pelle e facendo la pelle a presunti traditori, nemici politici o semplici "dubitatori della Linea", inizia a non riconoscersi più in quella Rivoluzione che aveva innescato.

Grave peccato per il N1. Un peccato che apre a Rubasciov le porte del carcere con un invito speciale a partecipare come vittima sacrificale alla Purga che Stalin ha preparato per i traditori come lui.

Entri la logica, quella con la "L" minuscola. Rubasciov che ha professato fede al Popolo, sottoscrivendo l'assenza di un "io" per votare la propria esistenza al "noi", si sente buttare addosso accuse precise quanto false ed infamanti che però fanno bene all'animo del Popolo... o almeno così dice il Partito.

Che fare? Se hai passato la vita a professare che il fine giustifica i mezzi e tu inizi ad essere una spina critica nel fianco del fine, perchè dovrebbe essere vergognoso che ti sacrifichi in silenzio? 2+2 fa 4. Rubasciov che dice "dipende" è un pericolo. Rubasciov è da eliminare, risultato logico.

Questo è quanto vuole la logica della necessità.

Questo
è quello che vuole il N1. L'abbiamo capito. Ma cosa ne pensa l'un tempo zelante Rubasciov? Quanto l'isolamento, gli interrogatori, le deprivazioni sensoriali, politiche, umane possono piegare un "Io" facendolo diventare un "Noi" abbracciando una morte volontariamente contraria alla Logica, questa sì, con la "L" maiuscola?

Artur Koestler è spietato nel suo raccontare: tu che leggi sei lì nella cella con Rubasciov e sei prigioniero come lui di un sillogismo malato che però convince. Tutto torna. Convince noi figli di un materialismo dove si crede solo in ciò che si pensa logico.

Rubasciov è da fucilare. Non si scappa.


Ed è questa la vergogna che ho provato. Più di una volta io ero l'aguzzino, qualche volta ero lo stravolto prigioniero. Molto spesso la mia ragione sedeva baffuta in una stanza di Stalingrado ad esaminare i pro e i contro di una vita sacrificata per il tutto.

Fino all'ultimo la speranza è che Rubasciov scappi, ammetta e chieda l'ergastolo. Ma contro di lui (e quelli come lui) c'è inoltre una sentenza già scritta che Koestler pone in primo piano e che quasi ci viene presentata come più fatale del proiettile che potrebbe trafiggere alla nuca il suo personaggio.

Il passare delle generazioni.

Rubasciov è vittima della sua stessa logica. ma prima di tutto è anche vittima delle nuove generazioni di rivoluzionari che, come da catena animalesca, devono fare fuori il vecchio per regnare.

Sì, in una cella, in un mondo dove Dio è morto e anche il Partito non sta più tanto bene, gli uomini sembrano intrappolati nella propria animalità logica, privi di ali che li facciano sentire "poco meno degli angeli" (Bibbia, Salmi, Cap.9), intrappolati, prima che da sbarre, muri e secondini armati, nella propria, fragile, razionalità biologica.

Buio a mezzogiorno.
Perchè per Rubasciov l'Avvenire è al tramonto.



E per noi?




Nessun commento:

Posta un commento