sabato 6 luglio 2013

R. Besola A. Ferrari F. Gallone - Operazione Madonnina Milano 1973




Perchè diamine sono qui in questo due stelle di Via Porpora non lo so. Televisione accesa ma male sintonizzata e moquette chiazzata che però ti fa venir voglia di togliere le scarpe incurante del pericolo. Non so, forse ho fatto una cazzata, anzi di sicuro. Ma la mia era solo una critica costruttiva, si direbbe, se il mondo fosse normale. Ma non lo è.

Partiamo da principio: frequento spesso il Joker's Bar di via Colonna. Una sera mi trovavo spalle a un tavolino dove tre persone stavano allegramente parlando di quella che alle mie orecchie sembrava la trama di un libro da scrivere a tre mani. La curiosità purtroppo è sempre stata un mio difetto e la critica letteraria un vizio oramai radicato... e per me l'idea di basare un romanzo sul sul furto della madonnina di Milano presentava delle criticità...

Ma non pensavo che la mia esclamazione potesse portarmi qua, chiuso in questo dannato emporio dell'acaro in Via Porpora da 30 euro al dì (escluso servizio in camera, e non voglio soffermarmi su che servizio si tratta...).

Quella dannata sera al tavolo c'erano tre penne, tre autori della "Milano noir bene", tre promesse letterarie, con però una caratteristica particolare, deducibile dai loro soprannomi, che, ahimè, solo ora conosco tenendo stretta questa lettera da loro autografata: 

"Gentilissimo iononsoleggere, l'idea della critica libera è bella, ma doveva rimanere privata, incontriamoci per parlarne. Distinti saluti Ricky "quattro dita" Besola, Andrea "faina" Ferrari e Frank "mozzasorriso" Gallone.

Privata, privata... e come si può dire "privata" quando oramai basta un cellulare per dire al mondo cose che dovrebbero rimanere tra tavolo e tavolo?... Insomma la critica è finita sugli aggiornamenti della mia pagina Facebook e ha scoperchiato un vero vaso di Pandora: i tre non stavano mettendo in cantiere un libro quella sera, stavano mettendo in piedi il furto del secolo, e io avevo fatto saltare, involontariamente, il banco.

Così ora mi trovo tra le mani questo Operazione Madonnina Milano 1973 e capisco cosa ho combinato. I tre, tra le migliori penne della "nera milanese al gusto Scerbanenco" hanno messo in piedi un canovaccio eccellente, un racconto avvincente con dei personaggi altrettanto credibili, di un'umanità che alle volte quasi commuove.

Il piano che ho sventato è diventato così un romanzo di grande caratura, intrappolato nello spazio-tempo di una Milano in bilico tra un passato che non c'è più, un presente difficile da calzare e un futuro di benessere intermittente quanto le insegne pubblicitarie di Piazza Duomo di allora.

Ottima anche l'idea di giocare la partita con tre personaggi "propri": i tre protagonisti fanno ciò che Besola, Ferrari e Gallone fanno tutto il dì, cioè il pubblicitario, l'addetto alla bocciofila/centro polifunzionale per anziani e il fiorista. Quindi grado di immedesimazione a livelli altissimi e fluidità nella narrazione che non stanca praticamente mai.

L'unico appunto.... che caldo, accendo l'aria condizionata... che non so perchè sa di obitorio... beh, siamo in tema, apro frigo bar e mi apro un crodino. Questo sa di Crodino, almeno. Piccole certezze.

L'unico appunto (dicevo) che posso avanzare è unicamente sul personaggio di Fernet che nella sua caratterizzazione tocca un po' troppo le corde della macchietta con tutti i suoi gesti scaramantici. Una scelta che paga al momento, ma che ripetuta spesso finisce per risultare esagerata.

Vorrei tanto aggiungere che nel piano generale la "soluzione logistica" per tentar di rubare la madonnina è altrettanto geniale con l'introduzione di un personaggio veramente ben inventato... vorrei aggiungere... ma poi non darei giustizia a Luca "tangodown" Crovi, che nel piano vero, quello in carne, ossa, e corde ben spesse, era colui che doveva portare lontano, al sicuro, il grande simbolo di Milano. Quindi non è un'invezione. Lui esiste.

Tutto saltato, tutto scoperto, e quindi ripiegato su carta, io quasi morto, semplice (altro crodino, mi scapperà tanta pipì, penso).

Ma non potevi chiedere scusa? Voi mi direte... certo, ed è quello che ho tentato di fare l'altra sera in Duomo, nascondendomi sulle guglie, uscendo quando non c'era nessuno e cartografando tutto il tetto... vie di fuga, punti forti, bulloni, altezze, esposizioni... tutto segnato a penna per omaggiare il trio con un regalo utile, un modo di dire "ce la potete ancora fare", per poi lanciarmi giù con il paracadute che avevo preso in prestito da un mio amico...

Quello fermato, per la cronaca (sempre distorta, come ci insegna il Fernet) non è LUI. Io sono LUI.

Ma intanto io sono qui, in questo due stelle di Via Porpora con televisione sintonizzata male e moquette chiazzata che però ti fa venir voglia di toglierti le scarpe incurante del pericolo...

Il secondo Crodino è finito....
Aspetto loro, autori di un gran bel libro...
E ora anche del mio futuro....

Nessun commento:

Posta un commento