venerdì 1 febbraio 2013

Person Of Interest: una città e i suoi pastelli



Una New York crollata su una scatola di pastelli: immagini di una città per metà reale e per l'altra metà tratteggiata al sole dei finestroni aperti, del fumo dei tombini, dei ponti che abbracciano il fiume e del fiume che lascia scivolare i suoi traghetti.

Una spremuta di immagini nate dalla fantasia dell'angloamericano Jonathan Nolan (sceneggiatore dell'ultimo Batman, per intenderci) e finite in una serie tv dall'animo poliziesco, ma capace di racchiudere in 40 minuti a puntata un caleidoscopio di temi... dal diritto alla privacy (post 09.11) al hacktivism, dalla redenzione personale alla "giusta giustizia", dal corruzione (estesa, tentacolare, inarrestabile) all'etica di chi ogni giorno si sveglia e manda avanti la baracca "a forma di mela".

La storia è intrigante: un super tecnico informatico ha inventato una macchina capace di analizzare ogni tipo di comunicazione digitale (telefonate, e-mail, sms, social etc etc) scannerizzando e restituendo i dati anagrafici di chi parla "di cose violente". Ben presto però lo stesso tecnico si accorge che il Governo (o chi per esso) ha intenzione di focalizzare la propria attenzione esclusivamente sui presunti progetti terroristici e che quindi tutti i casi di violenza comune (progettata o subita) sarebbero destinati a perdersi con un bel colpo di spugna schedulato per le 00:00 di ogni giorno.

Harold Finch, questo il suo nome, si dà allora alla clandestinità e cerca un modo per aiutare (o sbattere in galera) proprio quei nominativi che la sua Macchina restituisce copiosa. Entra qui in gioco colui che lo aiuterà ad essere operativo sul campo, essendo Harold troppo nerd e anche un po' zoppo....

L'ex agente della CIA John Reese fa al caso suo. I Servizi lo credono morto in azione, è forte, freddo, una macchina da guerra. Lo contatta mentre anch'egli vive in clandestinità da clochard nei meandri di New York. Da qui nascono i mille intrecci che rendono Person Of Interest un dedalo di storie, tra un passato che tutti vogliono dimenticare (tutti hanno scheletri negli armadi, parrebbe) e un futuro che non esiste (ancora).

Il presente, dal canto suo, vede la polizia in affannosa, continua ricerca di questa strana coppia che fa ritrovare deliquenti insospettabili legati come cotechini qua e là per la città e che in poco tempo riesce a stare sulle balle anche alla folta e variegata criminalità organizzata, sia da lato russo che (ahimé) da quello italiano.

Grandi le ambientazioni di una New York stranamente luminosa rispetto al marciume "sotto cofano" con scorci suggestivi, ricamati da una colonna sonora di tutto rispetto, disseminata sapientemente come chicca a sottolineare soprattutto i momenti di svolta nella narrazione.

Canzoni-perla come Sinner man di Nina Simone, Live with me dei Massive Attack, Down boy dei Yeah Yeah Yeahs non possono che accompagnare una produzione fuori dal comune, cosciente delle proprie potenzialità, ricercata a tratti, ma mai tronfia nella sua semi perfezione (non esagero...).

Nota di stramerito anche per la scelta dei due protagonisti principali, veri punti focali di un'azione che sa legare profondità e ilare spensieratezza. L'ex agente John Reese è interpretato da uno splendido (in ogni senso) James Caviezel, già Gesù in Passion di Gibson. Non da meno il compare Finch, interpretato da Michael Emerson, conosciuto per il colosso Lost e per l'horror Saw l'enigmista, credibile al 100% nei panni del nerdone super potente.

Un prodotto seriale, insomma, confezionato in ogni piccolo particolare. Consigliato vivamente a tutti gli appassionati del genere complottistico, informatico, spionistico e a tutti quelli che cercano un poliziesco che abbia quel retrogusto... come dire... ah, già, di pipistrello...

Sembra New York, ma viene in mente Gotham, ineffetti.
Strana città crollata su una scatole di pastelli...



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