martedì 1 gennaio 2013

Ngaio Marsh - Omicidio nella lana






"Uno spogliarello verbale davanti a un funzionario di polizia".

Così fu ai tempi classificato dalla critica questo strano Giallo nato dalla penna neozelandese di Ngaio Marsh, scrittrice e regista teatrale, conosciuta mondialmente per essere una delle quattro regine del Giallo, insieme Agatha Christie, Dorothy L. Sayers e Margery Allingham.

Sbattuti sul palco e spogliati sono i numerosi personaggi di questo intrigante giallo costruito e assemblato grazie a singole deposizioni/ricordi: a turno ogni indagato apre la cerniera e si sveste davanti l'occhio indagatore dell'ispettore di Scotland Yard Roderick Alleyn, per l'occasione in trasferta in Nuova Zelanda dietro un raccapricciante delitto avvenuto mesi prima.

Florence Rubric, parlamentare e ricca produttrice di lana, è stata rinvenuta, infatti, in una delle sue balle (non quelle politiche... che avete capito), pressata, in avanzato stato di decomposizione. Sullo sfondo un gioco di brevetti, spie, intrecci domestici e gli echi della seconda guerra mondiale che bussano fin lì.

Grandi sospetti, una famiglia di vipere e un esercito di braccianti da interrogare le difficoltà per il nostro Alleyn, all'opera soprattutto per conto dei servizi segreti di sua maestà.

La narrazione, seguendo lo spogliarello di cui sopra, è lineare e chiara. La Marsh infila in ogni parola la sua visione di regista teatrale e non capita mai di trovarsi in un scenario nuovo senza che ogni minimo dettaglio venga ben descritto.

C'è chi azzarda, non a torto, ad inscrivere quest'opera in una zona crepuscolare che avvicina il tipico romanzo Giallo al più cupo Noir: nessun personaggio sembra, infatti, uscirne "pulito" e la lana che ha avvolto per giorni il corpo un po' putrescente della Rubric si appiccica addosso al lettore in un senso di impercettibile soffocamento.

Ad aprire i pori solo i saltuari (quanto suggestivi) rimandi al paesaggio neozelandese nella sua maestosa lontananza, quasi che l'ambiente che accoglie il racconto sia sempre etereo, ampio, inafferrabile.... e perciò maledettamente imprigionante (la tenuta dei Rubric è distante da tutto e da tutti, tanto quanto distante è la Nuova Zelanda dal tipico "resto del mondo").

Un libro che imprigiona appassionando.
Di certo non il romanzo del secolo.
Di certo non il più adrenalinico di sempre.

...ma tanto che serve l'azione quando si è in trappola?


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