giovedì 2 agosto 2012

Mo’Kalamity - Warriors Of Light



Mamma Africa.

Non so bene cosa significhi questa espressione, se sia un retaggio del colonialismo culturale o se sia un complimento, ma non posso proprio farci niente: questa Mo'Kalamity, bravissima e bellissima cantante reggae francese (di origine capoverdiana), attiva in me immagini, suoni, sapori di un intero continente, quello dal quale, dicono, tutti noi discendiamo, la nostra culla, la nostra Mamma, l'Africa.

Al bando le ciance però perchè sul piatto porto non soltanto esteriorità e sensazioni vaghe. No, Warriors Of Light, prima fatica discografica di questa giovane artista è un esempio cristallino di come, alle volte, chi suona con il cuore, possa creare piccole gemme sonore che superano lo spartito o la semplice intonazione. In questo disco, ogni traccia, oltre ad essere perfettamente armonica con le altre (e godibile singolarmente, senza far cadere il castello nel suo insieme) riesce a trasportarti in giro per mondi e panorami emotivi incantati.

In attesa di comprendere anch'io cosa sia un panorama emotivo incantato, vorrei prendervi per mano per farvi ascoltare la dolce arte di Mo'Kalamity, partendo da Princess from the street, la prima traccia, che raccoglie tutta la carica "root" di questo album. Una canzone profonda, che colpisce il cuore sgattaiolando lontano dal tipico ruolo di opener che, di solito, da manuale, vorrebbe la traccia più "catchy" posta come apripista.

Ma a lei questi mezzucci non servono: sono vibrazioni sincere queste.

Comunque a scatenare il ritmo ci pensa tanto la seconda traccia, Vision. Dolce come il miele e che partorisce nelle orecchie un viaggio infinito, forse un po' insonne, verso un fondersi proficuo di ritmiche uptempo e doppie voci che si rincorrono a creare un effetto che difficilmente vi lascerà dopo l'ascolto (occhio che la compulsività al riascolto ossessivo con Mo'Kalamity diventa presto certezza, avvisati).

Un'altra traccia sostenuta (Evolution), di pregevole fattura, lascia poi il posto ad un ritorno verso sonorità più ortodosse, introspettive. Così Darling, Petit Bonhomme (cantata in francese, lingua madre, e si sente, bellissima) conducono l'ascoltatore attraverso le radici del più raffinato e sentito reggae euro-africano, dove le culture dei due continenti s'incrociano e si sentono una ospite dell'altra, stendendosi su di uno spartito ragionato, curato, mai banale.

Consiglio Warriors Of Light pur consapevole che di album la nostra ne ha poi sfornato un altro, bello, certo, ma non come questo. Mo'Kalamity mi scuserà, ma mi sentivo di celebrare con voi unicamente questa gemma, trovata casualmente mentre ero a zonzo sul web.

Mo'Kalamity ama la sua Africa.
Io amo Mo'Kalamity... e la nostra Africa.

...per i capelli, ammetto, ma sincero.

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