giovedì 15 marzo 2012

Frankie HI-NRG MC - La morte dei miracoli






Niente sonno. Niente voglia di contemplare la stanza da visione orizzontale.

Unica risposta: uscire, prendere il mezzo a due ruote a trazione polmonare e imboccare la città che, almeno lei, si appresta a chiudere gli occhi alla luce dei lampioni giallastri e al suono delle tapparelle svogliatamente lasciate cadere.

Lettore impostato, disco scelto che affonda le radici nella vecchia scuola rap italiana. Ditino scorre le cartelle, ecco lampeggiare La morte dei miracoli di Frankie HI-NRG MC, via con la prima traccia dopo l’intro, Quelli che ben pensano accompagna la mia bici per i ponti della Stazione Centrale di Milano, una traccia che tutti conoscono, ma che stasera ho voglia di respirare differentemente, facendola dialogare con la Milano nascosta tra i palazzi “vista rotaie”.

Testa bassa per superare via Ferrante Aporti dove gli incubi di plastica che vorrebbero dar fuoco ad ogni zingara vivono, intrappolati nelle pagine del famoso romanzo di Scerbanenco (Ndr. I milanesi ammazzano il sabato) e dal portone numero 86 mi sembrano parlare, chiamarmi, brividi, santa polenta! Testa ancora più bassa e via pedalando veloci.

Sotto i ponti dalle luci giallastre Cubetti tricolori e Accendimi accolgono le mie orecchie schivando macchine parcheggiate e immigrati di ogni razza (e penso religione). Tracce di una musica che nel 1997 era ancora chiamata "rap" e che sapeva raccontare il mondo che girava attorno al giradischi, prima ancora delle chat e dei social network, una razza di musica quasi oramai estinta.

Veloce schizzo tra i parchetti abbandonati pure dai cani dove le panchine, vuote, rimbombano. Ci avevano chiuso una volta la vecchia ciclabile della Martesana e noi avevamo gridato facendocela riaprire e allora skippo la traccia su Giù le mani da Caino, un vero inno al lamento che si fa rima, tessendo la protesta per una Giustizia persa. Beh, ben più importante della ciclabile direi… ma a tempo debito avevamo vinto con le nostre urla e questa traccia un po’ me lo ricorda.

Via sui pedali.

Amo la ciclabile, come me centinaia di persone che ogni giorno percorrono i suoi chilometri e su questo amore ci sta bene Fili, insieme a Quelli che ben pensano la traccia più riuscita di questo album. Un duplice canto che sa legare l’amore del ciclista per le sue due ruote e la passione di quest’ultime per questa terra calcata tra palazzi e nutrie.

Passo la storica sede dello Zelig e devio per quella scorciatoia che i milanesi della zona chiamano Cantun Frecc.

Mi fermo sul ponte della ferrovia. Sotto di me il lavaggio dei treni si mischia con i senza fissa dimora che tentano di trovare riparo sui vagoni parcheggiati. Giusto: Autodafé, traccia numero dieci, come l’orario sul cellulare mentre osservo la mia Milano che multiforme riposa un sonno agitato, avvolto da coperte inestricabili, simile a quello di un ricercato, pronto alla fuga ogni notte, ma sempre nello stesso luogo dalla nascita.

Ecco, sono ancora nella mia stanza e sono come sempre orizzontale.

Mi ero addormentato con il lettore MP3 acceso… cosa ascoltavo? Ah, sì La morte dei miracoli di… cavolo, dove ho messo gli occhiali... eccoli... sì, di Frankie HI-NRG MC.

Un album da sogno (o da incubo?).

Comunque da avere.


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