mercoledì 21 marzo 2012

Alcatraz, voi non siete qui






Premetto: non sopporto i prodotti di massa, o meglio, non penso che ciò che mette d'accordo tutti spesso veicoli per questo motivo una qualità di fondo. Potrete deprecare questa visione elitaria della vita, ma per me è cosa automatica.

Dico questo perchè ammetto di non aver mai visto una puntata di Lost, serie tv culto dalla quale questo Alcatraz eredita creatore (J.J. Abrams) e un po' di retrogusto generale, tra protagonisti e background.

La storia è semplice: il 21 marzo 1963 il penitenziario di Alcatraz ufficialmente venne chiuso per carenze strutturali e problemi economici, questa la versione ufficiale. La verità riposa però su un'altra versione di eventi. Lo stesso anno, infatti, in una notte nebbiosa, sparirono nel nulla 300 detenuti e 40 secondini. Questo almeno fino ai giorni nostri, quando uno ad uno iniziano a riapparire, assolutamente non invecchiati e assolutamente a piede libero. Cosa (forse) buona per le guardie, cosa poco buona per i carcerati.

Per comprendere, per scovarli, per riportarli dietro le sbarre (o sul posto di lavoro) viene costituita una task force segreta targata FBI che fin dall'inizio mostra tutte le sue luci e le sue ombre: cosa i piani alti sanno di questo strano evento? cosa nascondono? a chi credere?

In tutto questo ci sono i due protagonisti della storia, assunti per l'occasione dagli stessi Federali. Una detective che (senza saperlo) ha un nonno tra i galeotti scomparsi e uno zio tra le guardie (uno dei pochi assenti quella notte, perciò scampato all'evento) e uno scrittore/fumettista (Jorge García, già Lost), super esperto/fan del carcere di San Francisco, autore di diversi libri in merito.

Tutti questi elementi formano una storia che di certo, pur attingendo dal repertorio di numerosi classici della serialità statunitense, parte con i migliori auspici, sapendo reggere, almeno nelle prime puntate le aspettative.

I misteri e le relative molteplici chiavi interpretative vengono snocciolate sapientemente man mano che si avanza con la narrazione e la sensazione che qualcuno (che non dovrebbe) stia nascondendo una verità ben più grande e raccapricciante è costante puntata dopo puntata.

Di certo non bisogna strapparsi i capelli davanti a questo Alcatraz. Siamo sinceri, non è di certo il prodotto più innovativo e ricercato degli ultimi anni, ma credo che una chance se la meriti tutta, se non altro per come è confezionato.

Le tinte sono umide e fredde, come le celle del penitenziario. L'azione si colora di una coltre cupa e minacciosa. I brividi non mancano. Insomma gli ingredienti ci sono tutti per dare vita a una serie che punti a distanziare in positivo la mera sufficienza.

Una serie da tenere d'occhio, insomma.
Sperando che non sparisca anch'essa...

Nel caso non chiamate l'FBI, ma rivolgetevi alla FOX.


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