venerdì 10 febbraio 2012

The Banditi - Achtung!






Tornate a casa, siete soli, niente partner, niente famiglia. Vi lavate con calma e con ancora più flemma pensate a cosa mangiare. All'improvviso la vera illuminazione: la luce del frigo vi rammenta di quella promessa che vi eravate fatti, cioè di fare un bel mischione stragustoso dei vostri cibi preferiti, in ordine sparso, per il gusto del vostro troppo bacchettone palato, una vera carneficina...

Ecco, a quel piacere perverso è paragonabile questo Achtung! degli italianissimi The Banditi (già Jacinto Canek), una band che nel silenzio dei grandi canali distributivi e dei grandi palchi è stata scoperta (nemo profeta in patria, sic!) nientepopò di meno che dal bassista degli statunitensi Faith No More che li ha voluti con sé in tour, lanciandoli sul mercato internazionale.

Questo è culo coglionazzo (.cit)... assolutamente no cari miei. Questi The Banditi sanno ciò che fanno, sono ciò che suonano e dietro un approccio ecclettico mescolano con sapienza un numero devastante di generi musicali, creando quell'effetto di polpettone gustoso che tanto pubblicizzavo all'inizio e che tanto solleticherà i vostri sensi di colpa quando salirete sulla bilancia!

C'è un po' di punk, ma anche un po' di reggae, il metal si unisce con il pop e il rock psichedelico si mescola in bocca con acquolinose sonorità folk che poi vanno a rimescolarsi con il rap e ancora con le note di una fisarmonica gitana. Un caleidoscopio di tinte musicali irrefrenabili, con il dono unico, incredibile, di non spiazzare mai l'ascoltatore.

Dal cilindro di questo disco spuntano dei gioielli di genialità meticcia come La maison de l'amour, Bello ricco e famoso, La me fameja (in puro veneto!!!) e la anthemica Globalover splendidamente tamarrizzata dal trasteverino Piotta (un vero re mida della smargiassata in stile vecchia scuola).

Insomma, questi The Banditi sono lo specchio di un Paese reale che ribolle sotto la solita superficie di monotonia quotidiana e che al tempo stesso fugge a sua volta dalla trappola di quel pensiero radical chic che tanto vorrebbe rivoluzionare vita e sapere.

Questa band scalcia, incasina, fracassa e se ne frega dell'uno e dell'altro (finto) contendente, avanzando con un motto solo: Festa gresa festa a oltransa!

Una boccata di freschezza.
Dio benedica il polpettone!

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