sabato 16 aprile 2011

La mia primavera sa di cuoio e terra rossa





Ogni stagione parla al cuore portando alla testa ricordi vari.

A me quando il primo tepore inizia a fare capolino e le giornate si allungano cresce una voglia che sa di cuoio sporco di terra rossa con 108 punti di cucitura: si scrive baseball e si dice divertimento, sole, stare insieme, prato e stanchezza che ti fa dormir sereno.

Conosco questo sport (che è più filosofia che attività sportiva) da quando mi hanno regalato, chissà poi perchè, un videogioco per il Sega Master System alla fine degli anni '80. Non so nemmeno come pochi pixel a 8 bit siano riusciti a spiegarmi in poche parole le regole base di un gioco che un po' tutti pensano essere complicato...

Poi in adolescenza cercavo un'attività per impiegare i miei minuti, ed ecco che entro a far parte di una scassatissima squadra di Milano. Una bellissima esperienza che però alla fine s'è persa quando i miei ormoni mi hanno spinto lontano dai verdeggianti diamanti (così si chiamano, visto la forma), verso le mie coetanee in fiore.

Da due anni, dopo una pausa di dieci, eccomi di nuovo dietro la mia primavera, questa volta dietro una palla di cuoio più grossa, una mazza più spessa, le basi più vicine, con le azioni più tranquille del softball (un baseball più rilassato) nella sua accezione “amatoriale”, leggasi modalità stra-svacco tinta di arancione al gusto BSC.

Beh, contando che da mesi non mi allenavo (causa lavoro), ho battuto valido tre volte su quattro e ho eliminato un avversario su quattro azioni di difesa.

Ottimo.
Amo la primavera.
Amo il baseball, che sa tanto di essa.

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