martedì 1 marzo 2011

L'Abisso ci guarda






Purtroppo la filosofia non mente.

Siamo in una società dove di solito le arti dello Spirito e del Pensiero sono bollate come produttivamente inutili: ciò che non rientra nel "2+2=4" non serve a diventar ricchi, non serve per trovar lavoro e non serve per crescere e vivere sereni.

Eppure la filosofia, per l'ennesima volta, ci dona un'istantanea della nostra penisola e della nostra seguitissima televisione.

Friedrich Wilhelm Nietzsche disse: "E se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te". (Al di là del bene e del male)

Questa è la verità che cola dai tubi catodici delle nostre televisioni costantemente sintonizzate sulle tragedie del mondo, la violenza, la prevaricazione, la depravazione, la morte con speciali, approfondimenti, prime serate, specialisti, opinionisti e plastici vari.

L'Abisso dell'animo umano stacca un biglietto per guardare profondamente nelle anime di chi decide di prestarsi a questi spettacoli: il nostro telecomando vale il diritto per far sì che l'oscurità richiami l'oscurità che è in noi.

E non è questione di noir che tanto recensisco su questo blog: la letterattura a differenza della televisione, anche nelle pagine più oscure, porta il lettore a riflettere sulla propria esistenza, porta al pianto più che alla rabbia, spinge all'abbraccio piuttosto che all'isolamento.

La telvisione, questa televisione, ci peggiora e basta.
L'Abisso ci guarda continuamente.
Incessantemente.

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