martedì 8 marzo 2011

Caparezza - Il sogno eretico





Eretico il pensiero che mi porterà sul rogo di quella speciale inquisizione indetta dai fan del più riccioluto abitante della puglia garganica: a me questo Il Sogno Eretico non mi è proprio piaciuto.

Premetto due cose prima che sotto i miei piedini venga appiccato il fuoco.

Seguo Caparezza da Verità Supposte e negli anni ho rintracciato e goduto della sua produzione “pre successo” procedendo tra pre-release e demo vari. Quindi non sono un criticone a tempo perso e più o meno mi sento padrone del mio blaterale.

Dicevamo, questa ultima fatica del rapper di Molfetta proprio non l’ho digerita anche se, come sempre, la qualità musicale (tra arrangiamenti, rime, flow e beats) è ancora una volta di squisito livello.

Il problema è che da Caparezza io mi aspetto sempre tanto e tra le cose che negli anni ho sempre trovato piacevoli nel suo lavoro spicca la capacità di essere caustico senza mai prendersi troppo sul serio, con la dote innata di vedere sempre la luce anche all’interno di uno scurissimo tunnel (del divertimento).

In questo disco il rapper pugliese non mi dona più le sue pazze alternative (un tempo preferiva caricare la sveglia, ahimè) e quindi finisce per essere la versione solamente più musicale del vecchietto che incontro sull’autobus e che impietosamente mi spiattella l’elenco delle cose che nella Penisola non funzionano (l’ennesimo, come se ci volesse un disco rap poi…)

E tutto questo in un periodo storico dove perfino Beppe Grillo ha capito l’importanza di superare la “pars destruens” per tentare di costruire un alternativa alle cose che non vanno.

In più aggiungo l’indigeribile, per i miei gusti, tendenza di Caparezza di trasformare il suo “crossover rap” in musica da spettacolo teatrale, dove “il tasso d’orecchiabilità di base” viene più volte sacrificato per la “pomposità scenografica” (apprezzabile solo dal vivo).

Infatti le migliori canzoni di questo Il Sogno Eretico sono proprio quelle che semplicemente si limitano a fare quello che la rap nature geneticamente impone loro: rimanere nel cervello con una struttura semplice dotata di un ritornello accattivante.

Chissenefrega della musica, Goodbye malinconia e Legalize the premier sono le uniche tracce che lasciano una scia in un deserto di contenuti già sentiti (Kaos Mc e Frankie Hi-Nrg è da decenni che dicono queste cose).

Insomma, è con molta tristezza, prima di bruciare anch’io in pubblica piazza (e quindi finendo probabilmente sul prossimo disco del Capa) che mi accingo a bocciare questo album, sperando sinceramente che Caparezza ritorni alle origini al più presto, superando il negativismo a tutti i costi.

Non perché bisogna per forza vedere tutto bello, ovviamente.

Ma se mio padre è nato nonostante le bombe che cadevano sull’Italia (altro che i problemi di oggi) ci sarà un motivo di scegliere la rivoluzione del sorriso anche davanti alle bruttezze...

O no?

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