mercoledì 26 gennaio 2011

Uomini di Dio





Un film inaspettatamente lasciato in secondo piano sul territorio nazionale nonostante abbia vinto il Premio Giuria di Cannes 2010 e nonostante nel 2011 ci si ostini ancora a dire che la Penisola sia completamente in balia dell'ingerenza cattolica.

Strane cose succedono dalle nostre parti.

Eroi senza spade, senza politica, senza la voglia di volerlo diventare: questa è la storia di otto monaci benedettini in terra algerina che da lungo tempo vivevano a stretto contatto con i fratelli musulmani, cooperando in piena sintonia e dimostrando di essere non solo ben voluti, ma addirittura considerati parte centrale della comunità del villaggio.

Poi le cose cambiano, arrivano gli integralisti, anche se questo non è altro che l'inizio della loro via verso la Santità piuttosto che la fine di tutto.

I monaci curano anche loro, i terroristi, perchè non è giusto fare differenza tra buono o cattivo quando c'è di mezzo la vita di un essere umano. E qui, invece, è l'inizio della loro fine essendo questo gesto di piena umanità deprecabile agli occhi dell'esercito algerino (il caso non troppo lontano di Emergency ne è la controprova).

Soli istituzionalmente, ma insieme alla comunità umana che hanno giurato di servire nel nome di Cristo, vivono a braccetto con tutte le sofferenze interiori che di certo questa missione comporta: ripensamenti, voglia di fuggire, crisi laceranti e rabbia viscerale per un mondo così incomprensibile e così spaventoso.

La strada del dubbio però si fa coraggio e accettazione di un disegno divino più grande di quelle gambe che tremano o delle notti insonni passate a cercare un senso alla propria più che sicura morte.

La paura, condivisa con quella di un Cristo che per primo fu abbandonato e ucciso, diventa Amore per un fratello che ti taglierà la gola o ti fucilerà al muro del tuo monastero.

Un film intenso, francese dall'inizio alla fine con le sue pause e la sua capacità di giocare magistralmente tra il silenzio dello Spirito e il fuoco che lacera la carne (quello delle armi e quello interiore, ancora più temibile).

Anche se, devo dire, l'importanza di questa pellicola supera di granlunga il mero giudizio cinematografico: questo è un inno controcorrente alla follia dell'Amore per l'Uomo, senza se e senza ma, perchè con i “se” e con i “ma” ci si trastullano già troppo le Istituzioni, ovunque, ad ogni latitudine, dall'oriente all'occidente.

Spiazza, spaventa, terrorizza e propaga terrore questo Amore.
Per questo, senza riuscirci, è stato zittito.
Senza riuscirci, ripeto.
Senza riuscirci.


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