mercoledì 15 dicembre 2010

Preannunciata sorella morte






Era nell'aria, quella gelida dell'inverno milanese capace di portare via con sé una donna ucraina di mezza età, Ulyana Shmaluk.

Sì perchè era questione di tempo prima che il primo clochard morisse di freddo nella città più ricca d'Italia, a pochi metri da dove cittadini (in presunta crisi) fanno la fila per un nuovo modello di cellulare e si accalcano per un vestito firmato.

Siamo a Milano, siamo nel suo centro.

E come per magia ecco che le prime tende riscaldate della Protezione Civile sono spuntate nel piazzale della Stazione Centrale, come se servisse la chiamata di Sorella Morte per fare muovere le Istituzioni dai loro riscaldati uffici.

Si è aspettato che morisse un essere umano per iniziare ad occuparsi delle centinaia di senza fissa dimora che non rientrano, per scelta o per esclusione burocratica, nei servizi pubblici di assistenza notturna.

Sì perchè a parte tutti quelli che a Milano non hanno diritto ad un posto caldo dove evitare di morire di freddo (leggasi chi non ha il Permesso di Soggiorno, tassativamente rischiesto agli extracomunitari per ottenere un posto nei dormitori comunali) ci sono anche persone che per motivi psicologici (nevrosi e psicosi), per motivi di salute (tossicodipendenza e alcolismo) o per esperienze pregresse negative non chiedono nemmeno di entrare in strutture riscaldate.

E questi sono i primi candidati per l'obitorio.

Davanti ad un esercito di esclusi e autoesclusi il Comune di Milano non sembra avere una risposta concreta che affronti il problema prima che, come ieri, si arrivi a raccogliere un cadavere di una povera badante che ha avuto la sola colpa di rimanere senza lavoro e senza casa.

Liste di attesa, esami clinici e colloqui con assistenti sociali non possono essere la soluzione che serve per fronteggiare un problema che è "ora", "qui" e "non rimandabile al prossimo appuntamento".

Perchè anche Maria, Giuseppe e il piccolo Gesù furono respinti nelle locande, come stranieri, riuscendo però almeno ad ottenere il conforto del tepore garantito da un bue e da un asino.

Ieri sera, però, per la nostra Ulyana non c'era nemmeno un cane.
A Milano, ieri.

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