domenica 5 dicembre 2010

La Passione






I ladri e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.

Sembrerà un incipit un po' forzato, ma alla fine una chiave di lettura per questo La Passione potrebbe essere proprio la potente frase pronunciata da Gesù nel vangelo di Matteo. Una frase che ridimensiona l'orgoglio di ogni essere umano che si sente già salvo, già al sicuro, capace di spuntarla sempre a scapito di tutto e di tutti.

Ma presentiamo prima la pellicola, ultimo lavoro di Carlo Mazzacurati sotto la spinta mecenatica congiunta di Fandango e di Rai Cinema.

Un film che ha al centro le sventure di un regista in piena crisi (il sempre brillante Silvio Orlando) alle prese con una sacra rappresentazione del Venerdì Santo in uno sperduto paesino della verde Toscana, sua ultima umiliazione e anche sua unica ancora di salvezza per non essere delapidato da una causa milionaria.

Ma facciamo chiarezza.

Gianni Dubois, questo il suo nome, ha "semplicemente" dimenticato di fare la normale manutenzioni alle tubature della sua seconda casa (comperata quando cinque anni prima era ancora un artista apprezzato, pagato e soprattutto ricordato) causando così una perdità che ha rovinato un prezioso affresco del Cinquecento sulla parete della cappella adiacente alla sua proprietà.

Bel guaio, ma risolvibile ad una sola pesantissima condizione: rimettere in piedi la recita paesana del Venerdì di Pasqua, uno spettacolo che da un po' di anni non si faceva più a causa della prematura scomparsa del suo storico direttore, un arzillo Conte con manie di grandezza.

E se ci si rifiutasse? La seconda opzione è ancora più semplice della prima ed è già pronta nelle mani del sindaco del paesino in questione, una bella denuncia (con richiesta di risarcimento) alla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici.

Quindi non c'è scampo per il nostro sfortunato regista.
Questa Via Crucis s'ha da fare!

Ma se la missione tragicomica di Dubois è quasi improbabile (mancano solo tre giorni all'improrogabile data pasquale) il tutto diventa ancora più impossibile dalla materia prima che il regista si trova a dover dirigere.

C'è un ex galeotto (l'immenso Giuseppe Battiston) che oltretutto ha seguito un corso di recitazione dietro le sbarre proprio tenuto dal nostro sfortunato director. C'è un incapace attore locale (Corrado Guzzanti) dalla spiccata megalomania. C'è l'arrabbiato assessore del paese, il metallaro locale, gli immigrati obbligati a stare in croce tre ore prima della rappresentazione e una copertura per i cellulari da far paura alle foreste birmane.

Insomma una miscela che, messa nelle sapienti mani di Mazzacurati, crea quella bellissima confusione che ci riallaccia al tema iniziale di questo articolo, quello che ci metteva in guardia sul fatto che probabilmente noi, uomini pseudonormali, verremo superati da prostitute e ladri nel viaggio verso la vita eterna.

Sì, perchè questo film finisce per essere una delle più belle rappresentazioni sacre della morte di Gesù che io abbia visto. Non tanto per l'accuratezza della storia (per carità, non era questo l'intento, ovviamente), né per la capacità attoriale dei suoi partecipanti (idem come prima).

No, qui la forza di un momento così sacro è il punto d'incontro di vite fallite, di vite strane, di vite affette da quella caduce normalità che colui che è finito in croce (non Guzzanti, che c'è poi finito sotto, mitico) ha voluto vicino a sé fino all'ultimo minuto.

Questa allora, oltre ad essere una commedia brillante, divertentissima e ben confezionata, è anche un inno all'essere umano che dal basso della sua disastrata vita è capace, nella tipica incoscienza dell'uomo vero, di toccare le corde dello Spirito con la "s" volutamente maiuscola.

Perchè prima passeranno ladri e puttane.
Non a caso.

Ottimo film, da guardare assolutamente.

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