martedì 14 dicembre 2010

A che serve?






Non capisco e forse il problema è che non c'è nulla da capire.

La violenza non mi è straniera: sono un essere umano, sono geneticamente e psicologicamente incline al suo fascino, lo ammetto perchè sarebbe inutile fare il santo che predica dal suo pacifico pulpito.

Purtroppo però fatico a capire il senso di devastare una città, di spaccare negozi, vetrine, incendiare macchine delle forze dell'ordine e tentare di mandare all'ospedale persone che sono lì esclusivamente per fare il loro malpagato lavoro (bene o male che sia, poi un altro discorso).

Attaccare i palazzi del potere (che è ben diverso dal manifestarci davanti) è assolutamente inaccettabile soprattutto davanti alle generazioni di eroi che per metterli in piedi hanno sacrificato la loro vita.

Sì, perchè seppur la politica alle volte non sia proprio all'altezza della sua missione, è pur vero che è comunque il prodotto di un Popolo che ha deciso di DEMANDARE VOLONTARIAMENTE il potere legislativo nelle mani delle Istituzioni e di DEMANDARE VOLONTARIAMENTE la prerogativa della difesa e dell'uso della forza, spogliandosi così del diritto di esercitarla.

Questa è la prerogativa di uno Stato Democratico, con le sue pecche o meno.

Per questa "organizzazione di base della vita pubblica" migliaia di eroi sono morti nella Resistenza e nella Lotta di Liberazione.

Una Lotta con la elle maiuscola che non ha nulla a che vedere con queste devastazioni proprio per il fine che rimane oscuro a tutti che, attoniti, vedono le immagini scorrere sui siti d'informazione: i partigiani, gli erori, combattevano per migliorare le cose, questi eroi mascherati per che cosa combattono?

Forse per il gusto di distruggere?

Quegli Eroi erano schierati contro un Sistema che non permetteva alternativa (se non quella della fucilazione). Ricordiamocelo.

Noi di alternative ce ne abbiamo a iosa rispetto a quegli anni bui. Prima su tutte quella elettorale.

Certo che se poi la nostra parte politica continua a prenderle non possiamo, come bambini incapaci di sopportare la sconfitta, ribaltare il tavolo e pretendere che Scala Quaranta si giochi con quarantadue carte in mano.

La democrazia è per chi sa perdere.
Eventualmente.

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