lunedì 24 maggio 2010

Sun Sooley: One Day Inna Babylon




Arrivo a Sun Sooley per vie traverse, doppiamente traverse: prima di tutto perché la sua recensione non era prevista su questo blog nella mia scaletta mentale e poi perché non era nemmeno previsto nella mia scaletta iniziale del concerto che sono stato chiamato ad organizzare presso il Parco Lambro di Milano.

Insomma, non era previsto.
E qui sta la vera benedizione.

Il tutto ha il sapore della sorpresa che corre veloce sul filo del telefono. Il grandissimo e disponibilissimo manager dei milanesissimi Teka-P, vedendoci in discreto affanno per la ricerca del giusto mix da proporre ad una platea variegata (dai ciclisti, ai passanti, alle famiglie, ai fans della buona musica), ci è venuto incontro calando il suo personalissimo asso nella manica.

E che asso: Sun Sooley, praticamente un mito nel suo nativo Senegal, sbarcato in Italia con tanta voglia di far bene e con un album di tutto rispetto.

Questo One Day Inna Babylon (Decam-TDD) più che un semplice album reggae è un biglietto per un viaggio inclusivo. E questa è la forza del prodotto. Ripeto, non “esclusivo”, ma rigorosamente “inclusivo”.

Una cosa facile facile da spiegare.

Ogni tipo di musica e quasi ogni tipo di musicista produce qualcosa che sembra confezionata per un genere solo di essere umano, spesso in conflitto con il resto del mondo musicale esistente.

Allora se non hai tre pallottole nel petto non puoi ascoltare un certo tipo di hip-hop. Se non sei depresso non puoi addentrarti in un certo tipo di elettronica. Se non sei un cultore del sesso, droga e rock ‘n roll pare non ci si possa avvicinare a quest’ultimo genere musicale… e così via.

Sun Sooley invece è diverso. Il suo reggae è come una lezione di pace, amore e fratellanza aperta a tutti, che non chiede altro che due paia d’orecchie per manifestarsi. Non serve incorporare nuvole di fieno o avere la tessera del circolo paracomunista per amare i suoi ritmi, il suo flow e la sua indiscutibile carica energetica.

Incredibilmente riesce a portare la musica prima dell’immagine.
Ad oggi un vero miracolo, direi.

Se poi si aggiunge che il prodotto in questione è stato finemente arrangiato da una band assolutamente dotata, che oltretutto ha prolificamente mischiato l’anima musicale africana a quella europea, non possiamo che emozionarci (e ballare) sulle note di capolavori come Sen System, Dred a Lion o Fight for freedom.

Sun Sooley è veramente il meglio che io abbia sentito ultimamente.
Credetemi e con fiducia acquistate l’album.

Se poi sapete che suona vicino a dove vi trovate, gettatevi a capofitto, dal Senegal è arrivato forse il nuovo prodigio del reggae africano.

Semplicemente, più unico che raro.

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