
Arrivo quasi sempre in ritardo: ciò che c’era ora non esiste più.
I milanesi Delta V non fanno differenza.
Sono un loro estimatore dall’oramai lontano 2004, quando venni in contatto con lo splendido e profondo Le cose cambiano, quarta fatica per questo gruppo se non unico nel suo genere, unico nella propria formazione. Ogni album, infatti, è interpretato da una cantante nuova, o almeno questa era la loro tradizione fino a quel momento… fino a che appunto “le cose sono cambiate” e l’americanicissima Gi Kalweit ha raddoppiato la presenza come front-girl dopo il disco Monaco ’74.
La mia pseudo recensione balla e traballa a cavallo tra il gioiello del 2004 e l’ultimo disco che il terzetto ha pubblicato prima di “prendersi una pausa di riflessione”, cioè Pioggia.Rosso.Acciaio (2006, Virgin).
Perche tutti e due i dischi sono da ascoltare.
Le cose cambiano è una dolorosa ma allo stesso tempo dolce diapositiva sui rapporti umani e la vita in generale che, fuoriuscendo dalla spensieratezza giovanile, si scontra con l’incomunicabilità dell’individuo perso tra uno stordito “io” e un poco sicuro “noi”. Un masterpiece di psicologia relazionale contemporanea messa su compact disc insomma.
Oltretutto la tradizione dei Delta V di reinterpretare i vecchi successi della musica italiana in questo album tocca l’apice con la riuscitissima Prendila Così di battistiana memoria. Operazione riuscitissima insieme alla scelta di far cantare diversi brani a Carlo Bertotti, uno dei due fondatori del gruppo, creando così un senso di compiutezza esperienziale a cavallo tra vita di uomo e vita di donna.
Pioggia.Rosso.Acciaio invece è meno chiuso in una stanza e più gettato nel mondo, ovviamente sempre in un mondo in bilico tra realtà e sogno, un mondo che ha il retrogusto addirittura (e non chiedetemi il perché) di un concept in stile 1984 di Orwell.
Sentimento, fuga, intercettazioni, tecnologia che cola in un suono più forte e metallico rispetto al disco precedente. L’unica pecca, forse, è rappresentata solo dalla “cover vintage” scelta per questo quinto capitolo, cioè Ritornerai del genovese Bruno Lauzi, bella ma troppo “spensierata” e per stare bene insieme al resto delle canzoni.
Dimenticavo, ovviamente la voce per questo disco non è più quella della già citata Gi Kalweit, ma quella della più dotata (ma forse meno particolare) Francesca Touré che dona al tutto un sapore molto più “commerciale” (nel senso di "levigatamente presentabile ad un pubblico di mass"a) rispetto a quello stile ruvido, anglofono della sua collega.
Comunque il tutto non fa una grinza e anzi avrebbe dovuto lanciare, secondo me, il gruppo verso un pubblico più ampio. Una caratteristica che però senza un comprensibile motivo non ha mai portato il giusto riconoscimento ad una band veramente ispirata e pregevole del nostro panorama musicale.
Dei Delta V si può andare veramente orgogliosi.
E ancora di più lo saremmo se solo uscissero da questo momento di pausa.
Eddai…







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