mercoledì 11 novembre 2009

Twin Peaks




Non ho la minima idea di cosa stia succedendo. Queste erano le parole di un certo Homer Simpson alle prese con la visione in tv di un gigante che balla con un cavallo bianco sotto un semaforo rosso che balla al vento.

Il programma era uno delle produzioni cult degli anni novanta, Twin Peaks per chi non l'avesse capito, parto dell'immaginazione sfrenata di David Lynch e di Mark Frost. Una serie televisiva di ben trenta episodi che hanno incollato alla poltrona milioni di telespettatori (la prima puntata in onda su canale 5 fece ben undici milioni d'ascoltatori...).

Però c'è un però: pulirsi gli occhi dal pregiudizio che pervade il racconto di chi conosce bene il prodotto in questione.

Infatti molti sono propensi ad esaltare senza riserve questo prodotto d'autore. La firma di Lynch (diretta e indiretta) sembra un'assicurazione d'assoluta genialità cinematografica, come viene ben rimarcato dall'articolo di Andrea Scanzi su La Stampa.

E invece io dico di no. E lo dico perchè da una parte ho colto la grandezza dell'opera, l'insensatezza della vita più comune, l'allegoria dell'esistenza letta tramite le lenti del grottesco, ma da una parte non si può che rimanere delusi un po' da questo prodotto.

Prima di tutto per una cosa che non riguarda la regia: il network obbligò Lynch a rivelare prima del previsto chi uccise Laura Palmer e questo andò ad inficiare profondamente il senso complessivo della storia (non per nulla gli ascolti scemarono da quel punto in poi).

Secondariamente ci sono delle cose non dette, non approfondite che lasciano l'insoddisfazione nello spettatore.

Possiamo in merito citare l'insensatezza della morte di Audrey Horne e di Josie Packard. Possiamo citare il senso di un personaggio come il maggiore Garland Briggs (troppo dal gusto "incontri ravvicinati" e che secondo me toglie troppa "località" a una storia che dovrebbe essere aperta e chiusa in Twin Peaks). Possiamo pensare alla storia d'amore interrotta tra Donna Hayward e il motociclista, ma anche la storia sulla vera paternità della sua fidanzata.

Per non parlare dell'uomo senza un braccio o del nano rosso e del gigante che, pur appartenendo alla Loggia Nera, sembrano aiutare il protagonista della Serie, il mitico sergente Cooper.

Insomma, piccole e grosse crepe che vanno ad incidere sulla tenuta complessiva di una storia carica di potenzialità poco sviluppata.

Ovvio che poi Lynch e comunque Lynch e certe cose sono assolutamente degne di nota. Ma anche qua mi verrebbe da chiedervi se alle volte non si esagera ad esaltare ciò che solo il pecunio ha reso proponibile.

Quanti di noi, con un budget televisivo e una minima vena artistica, avrebbero dimostrato al mondo di saper confezionare un prodotto surreale e da brividi?

Risposta: non in molti, ma neanche in pochi.

Ma allora perchè se io riprendessi un semaforo rosso che balla nel vento sarei noioso e invece David Lynch è un genio?

Un mistero.
Come quello di chi ha ucciso Laura Palmer.
Più o meno.

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